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Il negoziato per il rinnovo CCNL Funzioni Centrali 2025-2027
Prosegue con un approccio ancora "interlocutorio": passi in avanti, ma anche qualcuno all’indietro. Si è tenuto ieri all'ARAN un nuovo incontro per il rinnovo del…


La legge di bilancio 2026 (legge 30.12.2025, n. 199) ha introdotto alcune novità in materia di “Previdenza Complementare”
Dette novità appaiono davvero importanti, tanto che qualche osservatore le ha addirittura connotate come una “riforma” della previdenza integrativa magari esagerando un po’, e sono state introdotte comunque con l’obiettivo, dichiarato apertamente dallo stesso Governo, di un robusto potenziamento della previdenza complementare, posto che siamo oggi di fronte ad un futuro di pensioni che saranno calcolate con il solo metodo del contributivo puro e di crescenti carriere discontinue, che lasciano presagire un futuro assegno pensionistico di certo insufficiente a garantire il mantenimento di un tenore di vita decoroso.
Le principali misure innovative della legge di bilancio 2026 sui fondi pensione riguardano:
l’incremento della deducibilità fiscale per i versamenti di pensione integrativa, che sale da 5.164,57 a 5.300,00 €, con un piccolo beneficio per redditi medio-alti, meno per i redditi bassi o con periodi discontinui;
l’innalzamento dal 50 al 60% di prestazione erogabile in capitale del montante accumulato;
rafforzamento del silenzio assenso per i neoassunti nella destinazione del TFR ai fondi pensione di categoria, salvo che gli stessi non esprimano avviso diverso entro 60 giorni, che a nostro giudizio appare un termine davvero limitato per una scelta consapevole, con il rischio allora di una scelta di default;
l’incremento della platea di datori di lavoro che sono obbligati a versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS, che riguarderà anche quelli che superano i 60 addetti per il periodo 2026-2027, i 50 addetti dal 2028 e i 40 addetti dal 2032;
di contro, viene eliminata la possibilità, introdotta dalla L. di bilancio 2025, per i lavoratori con accrediti contributivi successivi al 1.1.1996, di computare, a richiesta, le quote versate ai fondi complementari per arrivare all’importo utile ai fini della pensione anticipata contributiva a 64 anni.
Per quanto attiene alle modalità di riscossione finale, in aggiunta alle due opzioni classiche (riscossione del capitale o rendita vitalizia), vengono introdotte modalità alternative:
rendita a durata definita (un assegno periodico erogato per un periodo prestabilito scelto dall’aderente). La prestazione verrà calcolata sulla base degli anni di vita residua, determinati secondo le tabelle ISTAT al momento dell’opzione, e con suddivisione in rate annuali del montante accumulato (per esempio, con un montante di 100.000 € e vita residua stimata in 20 anni, la prestazione annua sarà pari a 5.000 €);
prelievi liberi con la possibilità di attingere al proprio montante in maniera autonoma decidendo tempi e importi:
erogazione frazionata con un piano di prelievi programmati per un periodo non inferiore a 5 anni.
In caso di opzione per rendita a durata definita o frazionata se il beneficiario decede prima della riscossione dell’intero periodo è previsto che vengano designati i beneficiari che riscatteranno le somme residue; dunque, il capitale non si perde come nella rendita vitalizia pura.
Quanto al trattamento fiscale previsto per la rendita a durata definita e per i prelievi flessibili, il regime assimilato a quello delle prestazioni in capitale, con applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta del 15%, riducibile fino al 9% in funzione dell’anzianità di partecipazione al fondo. Diverso il trattamento per le prestazioni frazionate, che scontano una ritenuta del 20%, riducibile dello 0,25% per ogni anno oltre il quindicesimo, entro un limite massimo di riduzione del 5%.
In ultimo, viene introdotta una nuova disciplina sulla portabilità del contributo datoriale, determinando così la piena portabilità dei fondi pensione. Vengono infatti eliminati i vincoli precedenti che legavano il contributo datoriale ai soli fondi negoziali di categoria (nel settore pubblico: Perseo Sirio per la PA o Espero per la Scuola), che consentirà, a partire dal 31 ottobre 2026 (data slittata rispetto al 1° luglio 2026, originariamente previsto dalla Legge di bilancio), e dopo un minimo di due anni, a chi è iscritto a un fondo negoziale ritenuto poco performante di spostarsi su un fondo aperto senza perdere il contributo dell’azienda, portandosi dietro non solo i contributi personali (TFR + contributi volontari) ma anche quelli del datore di lavoro .
Queste, in sintesi, le novità introdotte in materia di previdenza complementare dalla Legge di bilancio 2026 con l’obiettivo di potenziarla, rendendola maggiormente appetibile ai lavoratori. Considerazione certamente non secondaria, a nostro avviso: le novità introdotte dalla Legge di bilancio, che cambiano regole ed equilibri, sono state operate dall’esecutivo in modo unilaterale, senza alcun confronto di merito con le OO.SS.
Pur tuttavia, nonostante gli sforzi di quello attuale, ma va detto anche dei precedenti Governi, la previdenza integrativa non riesce proprio a decollare nel nostro Paese.
Il Sole 24 Ore ha fatto riferimento di recente (4 marzo) ai dati contenuti nel rapporto “OECD Pensions at a Glance 2025”, che evidenziano per l’Italia, pur a fronte della convinzione della stragrande maggioranza dei lavoratori che la pensione pubblica non sarà sufficiente a garantire un tenore di vita dignitoso in futuro, una adesione ai piani di previdenza complementare di circa solo il 26,7% della popolazione in età lavorativa (15–64 anni), dunque meno di 1 lavoratore su tre con numeri ancor più ridotti per i neo assunti, mentre in altri Paesi OCSE (Germania, per es.) la percentuale è molto più alta (oltre il 40–60%).
Alcuni addetti ai lavori danno la colpa ai deficit di comunicazione in merito a vantaggi, rischi e costi; altri alla mancanza di dialogo costante con i lavoratori interessati; altri ancora a motivazioni diverse.
Rimane comunque il fatto che, allo stato, le adesioni appaiono comunque davvero insufficienti, e questo ci porta a ribadire quanto CSE ed FLP dicono da tempo, che il modello di previdenza integrativa vada ripensato in profondità, ed essere molto più inclusivo sotto il profilo gestionale e anche più trasparente.
A tal riguardo, bisognerà chiedersi in che modo un modello di previdenza complementare pensato e costruito inizialmente per una popolazione attiva crescente e continuativamente occupata, vada modificato per intercettare una realtà sociale che cambia continuamente nel suo assetto e nelle sue priorità, in particolare per quanto attiene alle persone economicamente più fragili che diventano giorno dopo giorno sempre di più.
Il Coordinamento Nazionale CSE FLP Pensionati

Si è tenuto ieri all’ARAN un nuovo incontro per il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027. Nel corso della discussione l’Aran ha illustrato una nuova bozza contenente alcune novità, sia per quanto riguarda gli istituti di carattere economico che per quelli inerenti il rapporto di lavoro.
Come FLP abbiamo concentrato il nostro intervento su quelle che per noi rappresentano delle priorità, e che comunque sono parte integrante del pacchetto più complessivo di interventi da noi chiesti e discussi già nelle precedenti riunioni.
Ordinamento professionale, conciliazione vita-lavoro e formazione.
L’ordinamento professionale resta uno dei punti deboli dell’impianto contrattuale. A fronte di un’area delle Elevate Professionalità non ancora realmente esigibile, abbiamo l’area più ampia del personale contrattualizzato, quella dei funzionari, che così come è strutturata produce un appiattimento che scoraggia la professionalizzazione, indebolendo la capacità delle amministrazioni di trattenere e attrarre competenze.
Abbiamo chiesto quindi di strutturare all’interno delle aree un sistema di incarichi di funzione e professionale (mutuabile da quello già esistente ed applicato nel CCNL del comparto Sanità), conferibili in base alle attività svolte e caratterizzate dal livello di conoscenza acquisito (di base, specialistico) tecnico o professionale, anche trasversale, con funzioni di processo e responsabilità di risultato. Un sistema che andrebbe ad integrare quello delle attuali Posizioni Organizzative presenti nella area dei funzionari e quello delle Indennità di specifiche responsabilità dell’area degli assistenti, ferma rimanendo la necessità di rendere effettiva l’area delle Elevate Professionalità.
Il nuovo contratto deve valorizzare appieno gli strumenti di conciliazione vita-lavoro, superando le norme che consentono interpretazioni restrittive da parte delle Amministrazioni. Coerentemente con tale approccio, per il lavoro agile è necessario superare una volta per tutte il vincolo della prevalenza della presenza, ampliandone l’utilizzo tramite il potenziamento della contrattazione integrativa. Allo stesso modo va definito il diritto alla disconnessione e i limiti di contattabilità anche per la modalità di lavoro in presenza.
La formazione va intesa quale leva strategica per garantire elevati standard di qualità nei servizi al cittadino. Deve essere considerata come un vero e proprio diritto esigibile, fondamentale per garantire percorsi di carriera strutturati e pertanto deve trovare spazio una modalità di certificazione effettiva delle competenze.
Per quanto riguarda le novità presenti nella proposta Aran:
Estensione dei permessi alle visite del medico di base. Accogliamo favorevolmente la previsione, tuttavia abbiamo evidenziato come, in contrasto con le attuali previsioni normative, non sia stata prevista alcuna disposizione specifica per gli screening preventivi oncologici;
Congedi parentali, malattie del figlio e giorni festivi. Valutiamo positivamente la maggiore chiarezza della bozza Aran e condividiamo inoltre l’inclusione del pendolarismo tra i criteri per la flessibilità oraria.
Pausa. L’ARAN ha introdotto delle modifiche all’art. 17 del vigente contratto; sostanzialmente viene rimodulata la pausa prevedendo che per le prestazioni lavorative eccedenti le 6 ore, la sua durata minima venga ridotta da 30 a 10 minuti. Questa possibilità di limitare a 10 minuti la pausa pranzo non è utile ai fini della corresponsione del buono pasto e non risolve uno dei problemi verificatisi in questi anni in alcuni settori del comparto, che hanno necessità della continuità della prestazione lavorativa, e che hanno portato alla richiesta di una revisione della durata minima della pausa.
Buoni pasto. Abbiamo già scritto in merito e ribadiamo che la previsione inserita nella bozza di CCNL non è una risposta adeguata all’esigenza che abbiamo di adeguare il valore del buono pasto, che al contrario, così come congegnata potrebbe portare a possibili e ingiustificate differenziazioni a seconda delle amministrazioni in cui si lavora. Per la FLP il buono pasto è un istituto che mira a difendere il potere d’acquisto di tutti i lavoratori del comparto.
Ferie. Per la prossima riunione attendiamo una proposta Aran di modifica dell’attuale art. 21 relativa alla pianificazione delle stesse entro le scadenze prefissate (aprile per l’anno in corso e febbraio per le ferie dell’anno precedente), al fine di evitare un’applicazione rigida da parte delle amministrazioni. Inoltre si sta valutando la possibilità di eliminare la disparità di trattamento sul numero delle ferie spettanti tra lavoratori neo assunti, che nei primi 3 anni hanno diritto a un numero di giorni minore, e tutti gli altri. Tale possibilità però “costa” in termini economici per cui è subordinata ad una valutazione complessiva che verrà fatta al termine delle trattative.
Turnazioni. Ribadiamo che occorre intervenire sul trattamento dei turni festivi infrasettimanali; avevamo ottenuto e apprezzato l’inserimento di Aran in una delle prime bozze di CCNL presentate al tavolo (e poi tolta …), di una ulteriore previsione all’interno dell’art. 24 (presente già nel CCNL Funzioni Locali vigente), con la quale viene eliminato il debito orario attualmente imputato ai lavoratori quando non sono di turno in una giornata festiva infrasettimanale. Pertanto ne abbiamo chiesto la reintroduzione.
In materia di rafforzamento degli istituti che regolamentano le relazioni sindacali, ampiamente descritti nei nostri precedenti resoconti, attendiamo ancora risposte più concrete da parte dell’Aran.
Al termine della riunione sono stati calendarizzati i prossimi incontri per il 28 maggio e il 9 giugno.

La celebrazione della “Festa del Lavoro” non è una semplice ricorrenza sul calendario, ma l’anima della nostra identità nazionale. È il momento in cui occorre ricordare che il Lavoro è il valore fondante che consente di esprimere libertà e partecipazione. Per la FLP questi valori non sono solo principi astratti, ma le fondamenta stesse su cui poggia il senso del servizio quotidiano alla collettività.
Sosteniamo la sfida di una Pubblica Amministrazione che garantisca il pieno esercizio dei diritti di ogni cittadino e che riconosca la centralità di ogni lavoratore.
Un impegno per la Democrazia
La FLP difende attivamente i valori costituzionali, nella convinzione che non può esserci vera libertà senza giustizia sociale e che il lavoro è, e deve rimanere, lo strumento per la piena realizzazione di questa promessa democratica.
Aggiornare i diritti per le sfide di domani
Celebrare il 1° Maggio oggi significa rinnovare l’impegno per una società più equa, dove i diritti non siano solo difesi, ma costantemente aggiornati. In un’epoca di grandi trasformazioni — dalla digitalizzazione allo smart working — i nostri valori ci ricordano che il progresso non deve mai lasciare indietro nessuno. La sfida è quella di una Pubblica Amministrazione etica che metta al centro il benessere lavorativo e la partecipazione attiva, rendendo la tecnologia un alleato della persona e non un limite.
Costruire ponti tra generazioni
Il futuro della Pubblica Amministrazione dipende dalla capacità di onorare un patto intergenerazionale dove l’esperienza di chi ha servito le istituzioni per anni incontri l’energia e l’innovazione dei giovani. Attrarre nuovi talenti per la FLP significa offrire molto più di un “posto fisso”: significa offrire un progetto di vita in una PA moderna, flessibile e trasparente. È questo l’unico strumento per rendere effettivi i diritti dei cittadini e per contrastare ogni forma di inefficienza che ne neghi la dignità.
Garantire la Valorizzazione della Professionalità e del Merito nel lavoro
La nostra Costituzione mette il Lavoro al primo posto, ma per dare un senso concreto alla centralità della persona occorre anche poter riconoscere e valorizzare la professionalità e il merito di tutti coloro che quotidianamente garantiscono il funzionamento della Pubblica Amministrazione. Solo così è possibile abbattere le barriere che ostacolano la competitività e compromettono l’attrattività del lavoro pubblico.
Buon 1° Maggio di dignità, di innovazione e di impegno.
Dati preoccupanti, poche le risorse. Urge un confronto con le parti sociali sulle pensioni 2027
Nella riunione del 22 aprile u.s., il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato il Documento di Finanza Pubblica (DFP) 2026, che reca la rendicontazione sull’andamento della politica economica 2025 e definisce il quadro macroeconomico di riferimento per la prossima manovra finanziaria.
Solo qualche ora prima della riunione del CdM, era arrivata da Eurostat la doccia fredda con la conferma che il rapporto Deficit/PIL 2025 è fissato al 3,1%, il che non consente al nostro Paese di uscire dalla procedura di infrazione, che, se tutto va bene, è rinviata all’anno a venire. Una doccia fredda, che si innesta peraltro all’interno di un quadro di situazione fornito dal DFP con indicatori alquanto preoccupanti: crescita del PIL 2026 rimodulata al ribasso (dallo 0,7 allo 0,6%); rapporto debito/PIL salito al 137,1% nel 2025, con previsione di ulteriore crescita nel 2026 (138,6%); spesa pubblica lievitata dell’1,9% rispetto all’anno precedente e quella per interessi attestata al 3,9% del PIL, 87 miliardi circa di €, pari a quasi quattro manovre di bilancio, risorse queste tutte sottratte a investimenti e innovazioni; pressione fiscale anch’essa lievitata al 43,1%.
Un quadro macroeconomico che ovviamente preoccupa non poco, e che è dovuto in gran parte, secondo il Governo, agli effetti di cassa legati ai crediti edilizi e bonus vari, un quadro che però potrebbe anche peggiorare nel corso del 2026 in ragione del combinato disposto tra lo shock energetico prodotto dalla guerra in Iran, la fine delle risorse provenienti dal PNR e gli impegni già assunti in sede internazionale in materia di spesa militare, salita nel 2024/2025 dall’1,5 al 2% (+ 12 mld €) e che dovrà salire ulteriormente da qui al 2035 fino al 5%.
Dunque, un sentiero molto stretto per le politiche di bilancio, a meno che l’UE non sospenda o alleggerisca il Patto di stabilità, come peraltro chiede il Governo, e noi pensiamo sia questa una richiesta utile ed opportuna.
Ovviamente, una situazione di questo tipo non autorizza in alcun modo la speranza che la prossima legge di bilancio rechi misure in materia previdenziale di segno decisamente diverso rispetto al più recente passato. A tal riguardo, lo stesso DFP traccia un quadro non proprio ottimistico: la spesa pensionistica è cresciuta dal 2022 al 2025 dal 14,9% al 15,2% (e tale resterà anche nel 2026, per poi salire fino al 15,5% nel 2028), con la previsione di una crescita ulteriore fino al 17,1 % tra 15 anni. Il motivo, si legge nello stesso DFP, sta tutto nelle dinamiche demografiche, in particolare i pensionamenti “delle generazioni del baby boom solo parzialmente compensati dall’innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento”.
Con questi chiari di luna, pensare alla promessa e auspicata riforma strutturale delle pensioni nell’ultimo anno di legislatura appare altamente improbabile per mancanza delle risorse necessarie, e analogamente improbabile appare la possibilità di introdurre incrementi significativi sui trattamenti pensionistici se non quelli a carattere perequativo in ragione degli adeguamenti ISTAT, e di varare nuove forme di pensioni anticipate, che i recenti dati INPS danno in forte calo (nel primo trimestre 2026, solo 56.004 i trattamenti liquidati di pensione anticipata pari al -8,97% sul 2025, con il crollo di opzione donna ridotto a soli 500 accessi).
Dunque, la pensione di vecchiaia e quella anticipata ordinaria rappresentano sempre più le uniche possibilità di uscita dal mondo del lavoro, con l’aggravante dell’aumento dell’età pensionabile introdotto dalla legge di bilancio 2026 (un mese dal 1.1.2027 e due mesi dal 1.1.2028), rispetto al quale avevamo registrato con piacere l’impegno del SSS on. Durigon a trovare una soluzione, che però appare oggi uaanto mai ardua.
Ebbene, noi pensiamo che, alla luce dei dati di situazione attuali e del quadro macro-economico delineato dal DFP, a fronte della prevedibile scarsezza di risorse che impediranno l’adozione di misure strutturali di riforma della legge Fornero, sia quanto mai urgente e indifferibile un confronto preliminare tra Governo e Parti sociali che metta a punto le misure possibili e praticabili da adottare con la prossima legge di bilancio. Ricordiamo a tal proposito che l’ultima riunione (tavolo tecnico sulle pensioni) è datata 18 settembre 2023, ed è dunque da quasi tre anni che manca un tavolo di confronto tra Governo e Parti sociali in materia di pensioni.
Lo chiediamo invano da tanto tempo, ma mai come oggi appare urgente, necessario e indifferibile. Speriamo davvero che questa volta le attese, nostre e di tutto il fronte sindacale, non vadano ancora una volta deluse.
al servizio del bene comune




La FLP – Federazione Lavoratori Pubblici e Funzioni Pubbliche è nata nel 1999 con l’intento di organizzare e rappresentare le lavoratrici ed i lavoratori di tutti i comparti del Pubblico Impiego e delle Funzioni Pubbliche.
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RINNOVO CONTRATTO PERSONALE DELLA SCUOLA E DELLE DIRIGENZA SCOLASTICA: SI PUO’ AFFERMARE CHE IL GOVERNO FA “FIGLI E FIGLIASTRI”?
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